Sito alle pendici della Roncola, allo sbocco dell'Imagna nel Brembo, Almenno San Salvatore si distingue per il suo patrimonio artistico tra i più importanti di tutta la regione. In breve, è possibile segnalare solo gli edifici religiosi che ti tale patrimonio sono senz'altro i gioielli più conosciuti: S.Giorgio. la Madonna del Castello, e S.Maria della Consolazione (detta S.Nicola).
La chiesa di S.Giorgio, databile al XII secolo, fu ripristinata al culto nei primi del '700. Ad impianto basilicale a tre navate, ha un'interessante struttura absidale esterna in cinque parti delimitate da colonnette poste su lesene e raccordate da leggeri archi. All'interno, le arcate longitudinali, sorrette da solidi pilastri, delimitano le navate e sorreggono il tetto a capriate. Gli affreschi sono ascrivibili al XII-XIV secolo e sono testimonianza sublime dell'arte pittorica medioevale nel territorio di Bergamo.
Il santuario della Madonna del Castello è costituito addirittura da due edifici: una chiesa cinquecentesca e una più piccola a tre navate - risalente al secolo IX o X - posta quasi esattamente sul prolungamento della prima. Di particolare interesse è il superbo ambone in pietra arenaria. Della ricca decorazione della chiesa sopravvivono affreschi databili intorno al mille, oltre ad altri, più recenti, del '400 e '500.
S.Maria della Consolazione detta di S.Nicola (anno 1488)
La posa della prima pietra venne effettuata il 10 agosto 1488 per mano di Padre Agostino da Crema, priore del Monastero di S.Agostino in Bergamo.
La Chiesa a pianta rettangolare è formata da un’unica ampia navata che si conclude in un ampio presbiterio.Le pareti laterali sono occupate nella parte bassa da una teoria di sei cappelle per lato, definite da altrettanti archi a tutto sesto e da volte di copertura; nella parte alta da un matroneo si affaccia, tramite bifore ad arco a tutto sesto, sulla sottostante navata. A destra della navata, in cantoria sopra la quinta cappella è collocato l’Organo Antenati.
Il prospetto è costituito da 25 canne di stagno nel registro Principale. La canna maggiore corrisponde al Do1. Sotto i tre trasporti di facciata, un fregio decorato copre l’accesso alla secreta del somiere. La tastiera, unico esemplare conosciuto degli Antenati, è di 45 note. L’impianto di alimentazione è costituito da tre mantici a cuneo, azionabili mediante corde e carrucole.
Costituisce unico corpo di fabbrica con la Chiesa, l’ex-Convento degli Agostiniani che dal 1488 al 1770 svolse la sua funzione di monastero, fino a quando il Senato Veneto lo confiscò e lo vendette a privati.
L'organo Antegnati della chiesa di San Nicola di Almenno San Salvatore costituisce uno dei pochissimi esempi di organi rinascimentali di scuola italina e di attribuzione certa sopravvissuti nella loro struttura originaria e recuperato all'uso musicale grazie ad un restauro conclusosi nel 1996 e condotto a termine con criteri rigorosamente filologici.
Lo strumento è collocato in cantoria, sopra la quinta cappella a destra della navata, sostenuta dal basso da due travi murate e rivestite da tavole decorate. Al di sopra della cantoria il prospetto ad ante chiuse si presenta come una grande ancona lignea.
Dal movimento rotatorio delle colonne dipende l'apertura e la chiusura delle ante dell'organo, fissate ad esse con tre cerniere. All'interno dell'ancona un dipinto su tela, inchiodato ai telai di legno che costituiscono le ante stesse, raffigura, secondo una solida consuetudine, l'Annunciazione.
Con il Museo del Falegname, Tino Sana, il suo fondatore, ha voluto raccontare la storia del suo mestiere. Il 20 giugno 1987 viene inaugurato all'interno del complesso aziendale ed è stato successivamente spostato nella sua sede definitiva in Via papa Giovanni XXIII, con inaugurazione il 28 ottobre 2000.
E' disposto su tre piani per un totale di 3.500 mq., con una segheria esterna funzionante a caduta d'acqua. La storia del falegname è narrata con le botteghe che presentano i vari mestieri della lavorazione del legno, con attrezzature e macchinari d'epoca costruiti in legno, con torni del 1600, 1700 e 1800. Al legno si sono volute associare tante espressioni di vita popolare, dalla casa alle botteghe degli antichi mestieri.
E' presente inoltre una ricca esposizione di biciclette: quelle in legno dell'800 e del 900; bici, maglie e trofei di Felice Gimondi a cui è dedicato il salone; infine i 35 mestieri degli ambulanti a due ruote. Il Museo documenta l'uso del legno nei mezzi di trasporto: le slitte, la barca, i carri regionali, i calessi, le carrozze, l'automobile, fino ad arrivare all'aereo del pluridecorato Antonio Locatelli.